CON "L’ECOPASS" LA SALUTE DEI NOSTRI POLMONI CI GUADAGNA!

10 Mag 2011  
A cura di Stefania Lupi

Nonostante i pro e i contro, l’Ecopass sembra funzionare. Le misure per limitare il traffico cittadino permettono di ridurre del 50% l’esposizione alle pericolose polveri inquinanti emesse dagli scarichi dei veicoli.
Lo rivela uno studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica “Atmospheric Environment” presentato all’11° Congresso Regionale Lombardia della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) svoltosi nei giorni scorsi a Cavenago di Brianza (MB), dove gli esperti hanno anche fatto il punto sulla gestione e terapia delle principali malattie respiratorie.
“Abbiamo dimostrato che gli interventi di regolamentazione del traffico, in particolare l’Ecopass, in determinate aree urbane, possono determinare benefici per la salute dei cittadini”, sottolinea il dottor Giovanni Invernizzi, coordinatore dello studio e responsabile del Laboratorio di Ricerca Ambientale della SIMG. “Abbiamo misurato per tre giorni la qualità dell’aria in tre diverse aree di Milano, distanti solo un chilometro l’una dall’altra, scelte in base alla diversa regolamentazione del traffico (senza nessuna restrizione, Ecopass, zona pedonale) e tutte confluenti in Piazza Duomo. Abbiamo utilizzato due diversi indicatori, il PM10 e un nuovo parametro, il black carbon. Non sono emerse differenze nelle concentrazioni di PM10 nelle tre zone. Invece i livelli di black carbon sono calati rispettivamente del 47% nelle strade sottoposte a Ecopass e del 62% nelle aree pedonali rispetto a quelle a libera circolazione. La riduzione del traffico si traduce quindi in una minore esposizione agli agenti inquinanti. Il black carbon diventerà a breve, a livello mondiale, il vero indicatore di pericolosità delle polveri urbane”.

Il nuovo indicatore (detto anche carbonio elementare) è formato dalle polveri ultrafini che, a differenza di quelle di dimensioni maggiori contenute nel PM10, non si fermano nelle prime vie respiratorie, ma sono così sottili da penetrare nei polmoni e nel sangue.
“Con gravi conseguenze per il nostro sistema respiratorio, scatenando attacchi d’asma, allergie ed episodi di riacutizzazione della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO, caratterizzata da un’ostruzione cronica e non completamente reversibile delle vie aeree)”, afferma il dottor Germano Bettoncelli, Presidente del Comitato Scientifico del Congresso. “Queste nanoparticelle sono emesse in particolare dagli scarichi dei veicoli e sono rilevabili solo vicino alla fonte inquinante, quindi nelle strade congestionate dal traffico, per poi diluirsi a una distanza di circa 200 metri”.

Si stima che in Italia vi siano circa 2.600.000 pazienti con BPCO, che causa ogni anno 18.000 decessi, mentre sono circa 3 milioni gli asmatici e una persona su 10 soffre di allergia da polline. “Ma non sono solo i polmoni a essere danneggiati dall’inquinamento atmosferico”, spiega il dottor Aurelio Sessa, presidente SIMG Lombardia. “È stato dimostrato che ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo di polveri sottili determina un incremento della mortalità totale. Le vittime sono soprattutto i bambini, gli anziani e le persone con malattie croniche”.
Lo scorso inverno Milano e altre città della Pianura Padana hanno fatto registrare pericolosi superamenti dei livelli massimi di PM10 stabiliti dall’Unione Europea. “Per più di 35 giorni consecutivi nei primi due mesi del 2011 Milano ha oltrepassato il valore limite, pari a 50 microgrammi per metro cubo”, conclude Sessa. “La Ue consente questi sforamenti solo nel corso di un anno. È provato che chi vive a meno di 200 metri da una strada ad alta intensità di traffico corre un rischio fino a tre volte più alto di peggioramento dell’asma. Un elemento che il medico di famiglia deve sempre considerare nel diagnosticare e curare le malattie respiratorie”.