AIDS E TUMORI: UNA SFIDA ANCORA DIFFICILE

10 Giu 2011  
A cura di Stefania Lupi

Sono passati 30 anni dalla scoperta del virus dell’HIV, ma una delle sfide ancora difficili da vincere è quella dei tumori che insorgono nei soggetti sieropositivi e che costituiscono oggi la prima causa di morte anche in Italia.
Tra le cause, “l’invecchiamento della popolazione HIV-positiva, l’incremento della durata della vita degli stessi pazienti, i virus oncogeni presenti con maggior frequenza nei pazienti HIV-positivi (virus dell’epatite B e C, HPV, EBV, eccetera), le abitudini di vita a rischio (fumo, abuso di alcol) e la scarsa propensione di questi pazienti agli screening e alle diagnosi precoci dei tumori”, afferma il professor Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica e Primario della Divisione di Oncologia Medica presso l’Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN), che aggiunge: "La divisione di Oncologia Medica che dirigo presso l’Istituto dei Tumori di Aviano è quella con maggiore esperienza clinica in Italia di tumori in HIV, avendone visti ben oltre 1000 dall’inizio dell’epidemia, e ha anche un’esperienza di ricerca che la pone ai primi posti, non solo in Europa, ma nel mondo, al riguardo dei tumori associati all’HIV/AIDS”.

Se, all’inizio dell’epidemia, i tumori, in particolare i linfomi e il sarcoma di Kaposi, portavano alla morte dei pazienti nella stragrande maggioranza dei casi, oggi è raro vedere un paziente con sarcoma di Kaposi morire della sua malattia, che può essere controllata o guarita nella stragrande maggioranza dei casi, così come i linfomi, che possono essere guariti in circa il 50% dei casi anche attraverso il trapianto di midollo.
Presso l’Istituto dei Tumori di Aviano, in particolare, sono stati trattati soprattutto pazienti con linfomi, tumori del fegato, carcinoma dell’ano, sarcoma di Kaposi, tumori del polmone. “Nell’ultimo mese”, puntualizza Tirelli, “circa il 20% dei pazienti ricoverati nel reparto di degenza dell’Oncologia Medica A del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto dei Tumori di Aviano è costituito da pazienti con tumori in HIV e, in particolare, con linfomi. Attraverso il GICAT (Gruppo Italiano Cooperativo AIDS e Tumori) e il GECAT (Gruppo Europeo Cooperativo AIDS e Tumori), il nostro Istituto ha messo in piedi una serie di ricerche a livello mondiale, che hanno coinvolto l’Europa (Parigi, Nizza, Madrid, Barcellona, Colonia, Monaco, Londra e Vienna) ma anche gli Stati Uniti (New York), per rispondere al meglio alla sfida che i tumori in HIV e in particolare i linfomi comportano per il controllo dell’epidemia HIV/AIDS. In tal senso, è necessario, da un lato, invitare tutte le persone HIV-positive a desistere da abitudini pericolose come il fumo di sigaretta e l’abuso di alcol, che possono indurre a sviluppare più frequentemente i tumori correlati, soprattutto i tumori al polmone, pancreas e fegato, e, dall’altro, invitare queste persone ai programmi di diagnosi precoce validi anche per la popolazione generale, in particolare l’esame del sangue occulto nelle feci, la rettocolonscopia dopo i 50 anni e la mammografia per le donne sieropositive dopo i 50 anni”.

Oggi, inoltre, è possibile ottenere eccellenti risultati anche nei tumori HIV-positivi, che possono includere anche la guarigione in un sostanziale numero di casi, come nei pazienti con linfoma trattati con chemioterapia e anche con il trapianto di midollo. Nel sarcoma di Kaposi, con la combinazione di chemioterapia e trattamento antiretrovirali, è possibile raggiungere per la prima volta sia la guarigione per un discreto numero di pazienti, sia il controllo della malattia per un altro notevole numero di pazienti. “Va ricordato”, conclude Tirelli, “che l’epidemia è cominciata proprio con la descrizione di sarcoma di Kaposi, che portava alla morte i pazienti in un numero elevato di casi e che oggi, invece, è una patologia molto ben controllabile nella stragrande maggioranza dei pazienti".