Artrosi, come e perchè

21 Apr 2009  

a cura di Severina Cantaroni

L'artrosi, certamente la più frequente tra le patologie reumatiche, è una malattia degenerativa cronica che colpisce la cartilagine articolare, quel tessuto resistente ed elastico che ricopre le ossa all'interno delle articolazioni.


Un tessuto che serve a garantire il perfetto scorrere delle superfici articolari le une sopra le altre. In parole povere, assicura il movimento delle mani, delle gambe, delle ginocchia…
Quando è colpita da artrosi, la cartilagine subisce dapprima un rammollimento che si trasforma poi in erosioni, fessurazioni verticali, spaccature sino ad arrivare alla progressiva distruzione della cartilagine stessa con conseguenti alterazioni dell'osso.
È un processo degenerativo che coinvolge la gran parte dei tessuti circostanti: l'osso, lo abbiamo detto, ma anche la capsula articolare e la membrana sinoviale. Così, con il trascorrere del tempo, l'articolazione non funziona più come dovrebbe e finisce inesorabilmente per sbilanciarsi e deformarsi.
Primaria o secondaria?
“L'artrosi può essere primaria, cioè senza cause note o apparenti, com'è il caso dell'artrosi primaria delle mani”, afferma il dottor Maurizio Locati, reumatologo e aiuto fisiatra presso l'ospedale di Saronno (Varese). “Oppure secondaria ad eventi o a condizioni chiaramente identificabili-
* Nella sua forma primaria, l'artrosi è più frequente nel sesso femminile (in un rapporto di 15 a 1), si manifesta abbastanza precocemente (tra i 40 e i 50 anni) e ha la tendenza a colpire più articolazioni insieme, specie quelle delle mani. È una malattia geneticamente determinata, il che significa che si nasce con la predisposizione ad ammalarsi, e anche se non si può parlare di vera e propria ereditarietà esiste sicuramente una forma di familiarità. Questo vuol dire che all'interno di una stessa famiglia le forme artrosiche possono manifestarsi con più frequenza che in un'altra.
* Al contrario, quella cosiddetta secondaria compare in età più avanzata (sopra i 60 anni) e riguarda soprattutto le articolazioni maggiori. Quando a soffrirne sono i giovani è sempre a causa di traumi, incidenti o difetti congeniti.
“L'artrosi colpisce di preferenza le grosse articolazioni, quelle che sopportano il peso del corpo. Ovvero le ginocchia, le anche e la colonna cervicale e lombare. Ma anche le articolazioni di mani (le interfalangee distali e prossimali) e piedi (1° metatarsofalangea). Quasi totalmente esenti da questa patologia sono, invece, quelle delle caviglie o delle spalle”.
I sintomi.
La malattia artrosica è caratterizzata da rigidità mattutina e da dolore all'inizio del movimento”, ci dice il dottor Locati. “È un dolore che si attenua dopo qualche minuto, che ricompare dopo l'uso prolungato dell'articolazione colpita e che scompare con il riposo. Inoltre è sempre presente anche una limitazione articolare”.
A quanto pare, però, questa sintomatologia sembra essere presente in una percentuale relativamente bassa di pazienti con un quadro radiologico di artrosi conclamata.
In altre parole, mentre l'artrosi colpisce tutte le persone che invecchiano e gli esami radiologici lo confermano, i sintomi della malattia vengono accusati da un minor numero di persone.
“Ancora, spesso si assiste ad una netta discrepanza tra il quadro radiologico e quello clinico. Ovvero, vi sono pazienti con quadri radiologici di artrosi grave che non accusano dolore e, viceversa, persone con quadri radiologici modesti che lamentano pesanti sintomatologie”, tiene a precisare il reumatologo.
Il decorso
L'artrosi è una malattia cronica e progressiva nella quale si alternano periodi di riacutizzazione a fasi di remissione della sintomatologia, spesso in relazione a cambiamenti climatici.
Non si è ancora riusciti a capire il perchè ma resta comunque il fatto che chi soffre di artrosi sta meglio in un clima caldo e secco mentre, al contrario, peggiora quando è costretto a vivere in una zona fredda, umida e ventosa.
Si tratta, in pratica, di una persona cosiddetta meteoropatica, che subisce e avverte più degli altri il cambiamento di clima.
“Verosimilmente”, sostiene Locati, “questo è dovuto a una maggiore sensibilità di quelli che sono i baro-recettori: recettori sottocutanei che avvertono la differenza di pressione anche molto piccola. Paragonabile al peso di una piuma sulla pelle“.
Con il passare del tempo il decorso della malattia registra deformazioni articolari, particolarmente frequenti alle mani, ai piedi, ai polsi e alle ginocchia.
La terapia
È bene precisare che i farmaci da soli non possono e non devono bastare e che un ruolo altrettanto importante è svolto dal movimento, dalla chinesiterapia e dalle cosiddette terapie fisiche che inducono calore.
Ma, vediamole più da vicino.
* La prevenzione: consiste nella pratica di una corretta attività fisica; nel mantenimento del peso forma; nell'attenzione a non esercitare lavori molto pesanti; nella correzione, quando è possibile, delle dismetrie e, infine, nel riposo articolare.
* I farmaci: i più usati sono certamente gli antinfiammatori non steroidei (FANS) utili nelle fasi acute (Aspirina  e indometacina). Vanno assunti per brevi periodi, e sempre a stomaco pieno, perchè possono causare lesioni allo stomaco.
“Ci sono poi i cortisonici, indicati solo in casi gravi, in cui il dolore sia insopportabile e, soprattutto, quando vi sia una limitazione funzionale davvero importante. L'uso è solo locale: in pratica delle infiltrazioni da effettuare al massimo una o due volte l'anno”, afferma il dottor Locati. “E, poi, i miorilassanti (rilassanti muscolari) quando vi sia associato uno stato di contrattura antalgica. Il che avviene spessissimo”.
Infine molecole come il condroitin solfato che devono deve essere prese per una durata di 3 mesi minimo e i primi effetti appaiono in generale solo dopo un mese. A detta degli specialisti, un effetto benefico sulla causa dell’artrosi appare solo dopo 3 mesi di trattamento (in generale il trattamento è di 6 mesi l’anno, 3 mesi di trattamento, 3 mesi di pausa e poi 3 mesi di trattamento e finalmente 3 mesi di pausa). E l’acido ialuronico, un medicamento che aumenta la fluidità delle articolazioni, da utilizzare in iniezione nell’articolazione.
* La chinesiterapia: gli obiettivi principali di questa terapia, fatta di movimenti ed esercizi, sono di salvaguardare la capacità di movimento dell'articolazione e rafforzare i muscoli che ne mantengono la stabilità. Tutto ciò è davvero molto importante perchè il paziente artrosico tende a non usare l'articolazione malata e a mantenerla in quella che viene chiamata la posizione antalgica: quella posizione in cui il dolore si sente meno. Con conseguenze a volte invalidanti: i muscoli si indeboliscono e si atrofizzano, la stabilità viene meno e finiscono per formarsi delle contratture che non permettono più all'articolazione di muoversi. Ecco perchè gli esercizi di chinesiterapia dovrebbero essere fatti per tutta la vita, visto che l'artrosi, come abbiamo già detto, non guarisce.
Il programma chinesiterapico deve assolutamente essere personalizzato e si deve adattare alle eventuali modificazioni della situazione individuale.
Attenzione, però: non bisogna mai praticare la ginnastica nelle fasi acute del dolore.
Solo quando la situazione migliora si potranno seguire i cosiddetti esercizi passivi che non prevedono una contrazione muscolare. Piano piano si potrà passare agli esercizi attivi assistiti e poi alla chinesiterapia attiva che ha come scopo principale quello del mantenimento del trofismo sia muscolare che articolare.
* La fisioterapia: comprende la ginnastica medica e lo sport aerobico (nuoto e bicicletta) come cura e prevenzione del danno articolare.
Le terapie calde (radarterapia, marconiterapia, ultrasuoni, laserterapia, magnetoterapia…) che svolgono una funzione antalgica e miorilassante.
L'elettroanalgesia (TENS e ionoforesi) che svolgono un'intensa azione antalgica.
E, poi, i massaggi, le manipolazioni, la ginnastica che permettono di diminuire il dolore, rilassare e, quindi, decontrarre la muscolatura.
* La terapia chirurgica: vi si ricorre soprattutto per bilanciare il carico in dismetrie accentuate. Un esempio è l'intervento per la correzione di ginocchia valghe o vare. Oppure, ancora, nell'artrosi dell'anca si pratica una sostituzione con protesi.
“L'intervento chirurgico, però, viene effettuato in genere in età avanzata, quando vi sia un'importante limitazione articolare”, precisa il reumatologo.
* La terapia col freddo (crioterapia): destinata ai momenti di acuzie dell'infiammazione e del dolore. Si va dall'applicazione della comunissima borsa del ghiaccio sulla parte dolorante all'immersione della stessa in acqua fredda. In Centri specializzati vi sono poi particolari apparecchi che emettono getti di gas freddo a una temperatura che arriva sino ai 160° sotto zero.
Le cause note
* I traumi accidentali: l'artrosi, in questo caso è secondaria a incidenti, a cadute o a fratture dell'articolazione
* I traumi professionali: la malattia è provocata da piccoli traumi ma ripetuti, da movimenti che si susseguono per ore e ore e che causano un vero e proprio logorio dell'articolazione. È tipico di alcuni particolari mestieri come i conciatori di pelli, o degli operai che usano ad esempio il martello pneumatico, dei calciatori che soffrono spessissimo di artrosi alle ginocchia, dei ballerini che, come eccezione che conferma la regola; vanno soggetti proprio ad artrosi delle caviglie…
* I difetti congeniti e dello sviluppo: il caso certamente più eclatante è quello della lussazione congenita dell'anca che vede il femore fuori dalla sua sede abituale, ma esistono anche il ginocchio valgo e varo, la scoliosi, il dorsocurvo……In tutti questi casi la cartilagine subisce un logoramento a causa dell'anomala pressione del corpo solo su particolari zone che finiscono per usurarsi per eccesso di lavoro.
* L'invecchiamento: più che di causa si dovrebbe parlare di fattore predisponente visto che questa patologia è favorita dall'avanzare dell'età.
* Le alterazioni del carico articolare: sono il sovrappeso (le più colpite sono le articolazioni di anca e ginocchio costrette a sopportare uno sforzo eccessivo e continuo), le dismetrie, i lavori pesanti con distribuzione asimmetrica dei pesi…
* Le malattie articolari e metaboliche: artrite reumatoide o gottosa per le prime, condrocalcinosi e acromegalia per le seconde.