BABY-COOLING: IL “FREDDO” AIUTA A CONTRASTARE I DANNI DELL’ASFISSIA PERINATALE
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19 Dic 2011
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A cura di Dottoressa Laura Siri Medico specialista in Neuropsichiatria Infantile |
L’Ipotermia terapeutica o Baby-cooling induce un abbassamento della temperatura corporea che, mantenuto per diverse ore, contrasta le conseguenze dell’asfissia perinatale, principale causa di mortalità e di esiti neurologici nel neonato a termine.
Che cos’è l’asfissia perinatale
L’asfissia perinatale, oggi denominata sofferenza ipossico-ischemica, è un evento che può verificarsi prima, al momento o subito dopo la nascita prevalentemente nel nato a termine.
L’ipossi-ischemia costituisce la principale causa di mortalità nei neonati ed è conseguente a una ridotta ossigenazione dei tessuti che può coinvolgere diversi organi e apparati.
Quando la carenza di ossigeno arreca un danno al sistema nervoso centrale si parla di encefalopatia ipossico-ischemica. Il neonato che va incontro a tale condizione patologica avrà esiti neurologici permanenti che ne comprometteranno in modo più o meno grave lo sviluppo psicomotorio, determinando disabilità motoria ed intellettiva.
L’encefalopatia ipossico-ischemica ha un’incidenza di circa 2-8 casi ogni 1000 nati. Gli studi epidemiologici riportano una mortalità neonatale elevata, variamente stimata tra il 10 ed il 60% dei casi nelle forme moderate-severe; gli esiti neurologici permanenti quali paralisi cerebrali, deficit visivi e uditivi, ritardo mentale si presentano invece in circa il 25% dei sopravvissuti.
Il Baby-Cooling
Sino a pochi anni fa la terapia dell’encefalopatia ipossico-ischemica era esclusivamente una terapia di sostegno alle funzioni vitali e un trattamento sintomatico delle complicanze.
Recentemente invece è stato prima sperimentato e quindi introdotto nella pratica clinica un approccio terapeutico innovativo chiamato “Ipotermia terapeutica o Baby-Cooling”.
Questa terapia è basata sull’induzione e il mantenimento mediante un materassino o una cuffia refrigerati di una temperatura corporea interna al di sotto dei valori normali (ipotermia relativa: 33-35°) per circa 72 ore. Durante l’ipotermia è estremamente importante il monitoraggio clinico e strumentale del piccolo: in particolare oltre al controllo costante dei parametri vitali è indispensabile un monitoraggio continuo dell’attività elettrica cerebrale attraverso sofisticate apparecchiature di elettroencefalografia neonatale (aEEG).
Lo scopo del trattamento ipotermico è quello di ridurre il metabolismo cerebrale e la produzione tossica di radicali liberi, bloccando così il processo di morte neuronale e, di conseguenza, il danno cerebrale. Per essere efficace, però, il cooling deve essere avviato entro le prime sei ore di vita del bambino: infatti il danno cerebrale si realizza in due fasi, la prima è immediata, l’altra si manifesta a decorrere dalla VI ora circa dall’evento ipossico-ischemico. Intervenire entro “la finestra” delle 6 ore significa bloccare la seconda fase del danno da ipossia e quindi ridurre significativamente il rischio di danni cerebrali permanenti.
Questo metodo è attualmente ritenuto a livello internazionale l'unica terapia efficace per contrastare i problemi legati all'asfissia perinatale; negli Stati Uniti e in alcuni Paesi del Nord Europa è già considerato standard di cura. Gli studi clinici finora condotti mostrano che la percentuale di neonati trattati che sopravvive senza danni cerebrali permanenti varia tra il 28 e il 44%.
Quindi l’ipotermia rappresenta il trattamento di scelta dell’encefalopatia ipossico-ischemica determinando una riduzione della mortalità e degli esiti neurologici sia nelle forme moderate che severe.
Per maggiori informazioni
Dottoressa Laura Siri
Medico specialista in Neuropsichiatria Infantile
www.neuropsichiatriainfantile.com



