"BREAST FRIENDS FOR LIFE": IL PARLAMENTO SI MOBILITA PER IL TUMORE AL SENO
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04 Lug 2010
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A cura di Severina Cantaroni |
Il Parlamento ha approvato all’unanimità la mozione fortemente voluta dall’Associazione Salute Donna onlus che da anni, con la campagna “Breast Friends for life”, è impegnata nella diffusione dell’informazione sul tumore al seno e sulla sensibilizzazione delle donne circa l’importanza della diagnosi precoce.
La mozione impegna il Governo a considerare il tumore al seno una patologia sociale e il contrasto della malattia una priorità per la salute pubblica, a monitorare con attenzione e continuità l’andamento dei programmi di screening mammografico su tutto il territorio nazionale e a premiare le Regioni che evidenzino maggiore efficacia ed efficienza nella realizzazione di programmi di diagnosi precoce del tumore al seno. Il Governo, inoltre, si impegna ad accelerare l’iter del ddl per l’istituzione dei registri tumori e a predisporre un progetto nazionale per la prevenzione e la diagnosi precoce, coinvolgendo i medici di famiglia e i servizi territoriali.
“Salute Donna è orgogliosa del successo ottenuto con l’approvazione all’unanimità della mozione da parte del Parlamento perché è il frutto del lavoro e dell’impegno che sono stati profusi in questi anni e perché è la dimostrazione che davanti a un argomento importante come la lotta al tumore al seno non esistono schieramenti politici”, afferma Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus. “L’approvazione della mozione rappresenta solo un primo obiettivo raggiunto grazie anche all’Onorevole Carlucci, prima firmataria della mozione. Ora i traguardi futuri sono connessi all’attuazione in tutte le Regioni d’Italia di programmi di screening effettivamente efficaci ed efficienti, per consentire a tutte le donne italiane le stesse possibilità di prevenire ed eventualmente affrontare in tempo la malattia”.
I programmi di screening, oggi, in Italia
La fotografia dei programmi di screening per il tumore della mammella in Italia è stata purtroppo fino a questo momento in bianco e nero: permane, infatti, un forte squilibrio fra il Nord ed il Centro da un lato e il Sud e le Isole dall’altro; mentre nelle prime due macroaree siamo vicini ad un’estensione tra il 70 e l’82% delle donne invitate ad effettuare i controlli, nelle regioni meridionali e insulari questo indicatore supera di poco il 27%.
Lo screening mammografico rappresenta invece una risorsa strategica per la diagnosi precoce e la riduzione del rischio di mortalità per questa malattia e Salute Donna si è battuta per far sì che questo diritto venisse garantito a tutte le donne tra i 50 e i 69 anni, come prevedono i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), istituiti nel 2001 dal Governo per garantire l’equità dell’assistenza sanitaria. Un programma di screening non si esaurisce però in un atto isolato, ovvero nel test mammografico. È piuttosto un percorso complesso dove intervengono diverse professionalità, la cui preparazione e formazione è fondamentale per incrementare il tasso di identificazione di tumori precoci e ridurre quello dei richiami ad effettuare il secondo test.
Prima firmataria della mozione l’Onorevole Gabriella Carlucci, Vice Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha fortemente sostenuto l’Associazione Salute Donna onlus e l’iniziativa. “Dal cancro alla mammella oggi si può guarire se il male è scoperto in tempo ed è per questo che la diagnosi precoce risulta determinante”, afferma Carlucci.“Da questo punto di vista le Regioni, titolari dei fondi per la prevenzione stanziati dal Governo, devono fare di più perché, nel 2007, a fronte di 7.400.000 donne potenzialmente interessate allo screening biennale, solo 2.200.000 sono state effettivamente sollecitate ad effettuare la mammografia”.
Il cancro al seno
E’ il tumore femminile più diffuso, fa registrare ogni anno circa 38.000 nuovi casi, di cui il 30% prima dei 50 anni, il 45% fra 50 e 70 ed il 25% dopo i 70 anni, che si aggiungono alle oltre 450.000 donne che attualmente convivono con la malattia, classificandolo come una vera e propria “malattia sociale”. L’incidenza è, infatti, in crescita: una donna su otto è destinata a sviluppare questa neoplasia.


