BRONCOPNEUMOPATIA CRONICA OSTRUTTIVA: UN NUOVO FARMACO MIGLIORA LA CAPACITA' RESPIRATORIA
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26 Nov 2010
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A cura di Stefania Lupi |
Le prospettive future non sono incoraggianti. La BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva) malattia che causa un deterioramento progressivo della funzionalità respiratoria, è destinata a diventare la terza causa di morte nel mondo nel 2020 e, solo in Italia, colpisce tra l’8 e il 12% della popolazione adulta, in genere dopo i 45 anni. I fumatori sono la categoria più a rischio: il 20-40% di essi arriva alla malattia conclamata.
In questo quadro negativo la buona notizia è rappresentata da una novità terapeutica: indacaterolo, un broncodilatatore che, dilatando al massimo le vie aeree, permette all’aria imprigionata nei polmoni di fuoriuscire, migliorando la capacità respiratoria e la resistenza all’attività fisica del paziente.
“Grazie alla sue caratteristiche, il farmaco viene somministrato una sola volta al giorno ed è in grado di combinare un’insorgenza d’azione molto rapida entro 5 minuti e una bronco dilatazione prolungata per 24 ore, ottenendo un’efficacia maggiore rispetto alle terapie attualmente disponibili”, afferma Francesco Blasi, Professore Ordinario e Responsabile della Sezione di Medicina Respiratoria del Dipartimento Toraco-Polmonare e Cardiocircolatorio dell'Università degli Studi di Milano, IRCSS Fondazione Ospedale Maggiore, Fondazione Cà Granda Milano.
Che cos’è la BPCO
“La BPCO”, aggiunge Andrea Rossi, Direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, “essendo caratterizzata da un’ostruzione mai completamente reversibile del flusso d’aria nei polmoni, è accompagnata da importanti fattori che possono coinvolgere anche altri organi. La sigla è stata introdotta alla fine degli anni ’50 per indicare due malattie molto diffuse: la bronchite cronica e l’enfisema polmonare, accomunate dall’ostruzione del flusso delle vie aeree. I principali fattori di rischio sono di tipo ambientale, come l’inquinamento atmosferico e l’esposizione al fumo passivo, e di tipo individuale come il fumo di sigaretta, che provocano infiammazione delle vie respiratorie, distruzione del parenchima polmonare, cioè del tessuto che costituisce i polmoni, e rimodellamento delle vie aeree periferiche. La categoria maggiormente a rischio, quindi, è costituita dai fumatori”.
E’ quanto emerge anche da una ricerca Eurisko, “La BPCO in Italia: il percorso diagnostico, l’esperienza della malattia, le aspettative di cura”, per quantificare le persone attualmente a rischio e indagare il vissuto dei pazienti affetti da questa patologia.
Secondo lo studio, infatti, il fumo ha un ruolo centrale nella malattia: 3 pazienti su 4 fumano o hanno fumato in passato e la metà riconosce nel fumo la causa della patologia.
“Tutti i fumatori, infatti”, precisa ancora Rossi, “presentano dei fenomeni infiammatori distruttivi e di rimodellamento delle vie respiratorie periferiche. Naturalmente, la manifestazione della patologia dipende dal numero delle sigarette fumate e dalla suscettibilità individuale, poiché la predisposizione genetica costituisce un fattore di rischio di tipo personale. Tuttavia, è vero che il 20-40% dei fumatori arriva poi alla malattia conclamata”.
La BPCO è una patologia ampiamente sottostimata anche perché non vengono adottate correttamente misure diagnostiche adeguate (come la spirometria) che permetterebbero di identificare precocemente i pazienti specie nelle categorie a rischio.
“I pazienti arrivano spesso troppo tardi alla diagnosi”, commenta Fausta Franchi, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus, “perché nella maggior parte dei casi sottovalutano i primi campanelli d’allarme. L’identificazione della malattia in stadio avanzato incide negativamente sulla qualità di vita dei pazienti che molto spesso, anche se nel pieno della loro vita, si trovano in una condizione di invalidità e a rischio di mortalità precoce.”
Ecco perché è importante diagnosticare e trattare la patologia anche quando i sintomi sono deboli. A tale scopo, è fondamentale effettuare un esame spirometrico, specialmente nelle persone a rischio, per valutare le anomalie respiratorie nei loro diversi gradi. Come conferma la ricerca Eurisko3 è più facile che a fronte di sintomi come affanno e tosse venga prescritto un elettrocardiogramma piuttosto che un esame spirometrico. Si calcola, infatti, che a fronte di sintomi come affanno, tosse, affaticamento da sforzi, all’86% degli intervistati è stato prescritto un elettrocardiogramma contro il 38% a cui è stata prescritta una spirometria.
“Nel 70-80% dei casi, i pazienti non ricevono una diagnosi a causa di una sottovalutazione dei sintomi”, puntualizza Blasi. “Anche per quanto riguarda la BPCO, il trattamento tempestivo è fondamentale per evitare che la malattia si aggravi. La nuova opzione terapeutica, indacaterolo, permette oggi di trattare i pazienti fin dalle prime fasi della malattia evitando tra l’altro di esporli successivamente ad un abuso della terapia combinata con i corticosteroidi inalatori, che va invece riservata solo a chi ha una funzione respiratoria gravemente compromessa”.
In Italia indacaterolo è disponibile in farmacia per il trattamento dei pazienti affetti da BPCO da moderata a molto grave ed è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale (Classe A).



