DEFIBRILLATORE, UN “SALVAVITA” NEI LOCALI PUBBLICI
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25 Lug 2010
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A cura di Severina Cantaroni |
“Quante morti si potrebbero evitare se gli spazi pubblici fossero dotati di defibrillatori automatici!”
Questo il commento a caldo del professor Alessandro Capucci, Direttore della Clinica di Cardiologia dell’Università di Ancona presso l’Ospedale Le Torrette, alla notizia dell’ennesimo decesso avvenuto nei grandi magazzini Auchan di Ancona.
“In caso di malore e di arresto cardiaco, ogni paziente è a rischio di morte o di danni permanenti se non si interviene subito, entro i primi cinque minuti. E’ molto difficile che in una città l’ambulanza possa intervenire entro quel tempo. Ma se ci fosse un defibrillatore automatico, che ormai per legge può essere utilizzato anche da personale non medico, il paziente verrebbe rianimato, il sangue continuerebbe a scorrere e il cervello sarebbe irrorato”, spiega il professor Capucci che è anche uno dei massimi esperti mondiali di fibrillazione atriale e scompenso cardiaco e che ha contribuito al varo della legge che consente a tutti i cittadini la possibilità di usare il defibrillatore in caso di bisogno.
Il defibrillatore, inoltre, è un dispositivo salvavita estremamente semplice e che si attiva solo se necessario.
Lo specialista ha fondato da poco la Fondazione “Ancona: Cuore E’ Vita” il cui scopo è quello di sensibilizzare la popolazione alla cultura del salvavita per posizionarli sul territorio e nelle aree di grande affluenza, come appunto i centri commerciali, le banche, lo stadio, i campi sportivi.
“Come si è diffusa la cultura degli estintori nei locali pubblici, così mi auguro che si diffonda la necessità di avere a portata di mano i defibrillatori automatici, almeno nei luoghi di grande affluenza. Solo così si può intervenire tempestivamente in attesa del 118, che poi porterà il paziente in ospedale per proseguire con le cure del caso. In meno di un mese si sono verificate nella nostra città due morti che forse potevano essere evitate”.
Alessandro Capucci parla per esperienza personale: nel capoluogo dove operava prima di Ancona, ha realizzato il primo progetto in Italia di diffusione dei defibrillatori nei luoghi pubblici. Solo nel primo anno 50 persone colpite da infarto o arresto cardiaco sono state salvate grazie all’apparecchio salvavita che si trovava nelle vicinanze e che fu usato in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.
“Non posso leggere notizie che terminano con l’annuncio che l’ambulanza quando è arrivata non ha potuto che constatare il decesso. La morte si può battere sul tempo. O almeno si deve essere in condizioni di poter fare il possibile per tenere in vita un essere umano. Oggi questo è possibile con il defibrillatore”.


