‘DIALISI PERITONEALE’, UNA SCELTA CONSAPEVOLE CHE MIGLIORA LA QUALITÀ DI VITA
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11 Gen 2012
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A cura di Stefania Lupi |
Come scegliere il trattamento più appropriato per un paziente affetto da insufficienza renale grave? E’ questo il tema affrontato da oltre 150 nefrologi italiani, riuniti a Roma per un confronto sulle prospettive della dialisi peritoneale, che in Italia, rispetto ad altri paesi occidentali, è poco diffusa, sebbene presenti vantaggi sia in termini di qualità della vita sia di sicurezza e impatto per la spesa sanitaria.
Secondo gli esperti, dunque, la scelta del trattamento non deve dipendere esclusivamente da valutazioni di carattere clinico, bensì può e deve tener conto degli aspetti psicologici, emotivi e delle necessità del paziente, puntando così a fornire una terapia che può davvero definirsi personalizzata sulla base delle sue necessità e aspettative di vita. In questo contesto, quindi, occorre conoscere e valutare accuratamente l’approccio dialitico più opportuno, valutando le peculiarità della Dialisi Peritoneale o domiciliare.
Durante l'incontro sono stati presentati anche i più recenti risultati – sia clinici sia tecnologici – ottenuti da P3 Expanded, un nuovo approccio terapeutico per la Dialisi Peritoneale, appositamente studiato per migliorare la qualità di vita dei pazienti, prolungando al tempo stesso e in modo sicuro il tempo di trattamento con le metodiche PD.
Si tratta di una soluzione grazie alla quale le migliori tecnologie disponibili permettono al paziente di sottoporsi a un trattamento dialitico più efficace, sicuro e in grado di preservare al meglio e più a lungo sia la funzionalità della membrana peritoneale sia quella residua dei propri reni.
Inoltre, il software di controllo e di gestione utilizzato in P3 Expanded, consente al paziente una monitorizzazione continua sull’andamento della terapia e della sua personalizzazione a seconda delle esigenze cliniche.
Questo approccio alla cura viene ufficialmente introdotto in Italia con una nuova veste definita P3 Expanded, frutto dell’arricchimento del precedente approccio terapeutico e del portafoglio terapeutico introdotto grazie all’acquisizione della Dialisi Peritoneale Gambro.
In pratica, nella Dialisi Peritoneale, il peritoneo, la membrana che riveste la cavità addominale, viene utilizzato come membrana dializzante. Attraverso l’introduzione di una soluzione dialitica, il peritoneo funziona da filtro naturale trattenendo le impurità e i liquidi in eccesso, i quali sono successivamente estratti attraverso un catetere impiantato nell’addome del paziente.
Spiega il Professor Claudio Ronco, Direttore del Dipartimento di Nefrologia Dialisi e Trapianto e International renal research Institute dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza: “In Italia si calcola che siano oltre 4000 i pazienti che si sottopongono alla Dialisi Peritoneale, che offre un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della emodialisi garantendo una miglior qualità di vita e una miglior gestione del tempo del paziente. In questo momento di crisi finanziaria e di necessità di ottimizzazione delle risorse, il collocamento a domicilio del paziente per una terapia renale sostitutiva con tutte le attenzioni e le sicurezze possibili, rappresenta un vantaggio in termini di salute e benessere del paziente, in termini sociali e di riabilitazione e in termini finanziari e di spesa pubblica. Oggi, quindi, la Dialisi Peritoneale non è più un’alternativa ma una scelta consapevole che può rappresentare la soluzione ideale per moltissimi pazienti in un mondo con risorse limitate che vede sempre di più il paziente stesso come risorsa attiva nella gestione del suo stato di salute. Tutto ciò va affiancato da tecnologie sicure, da una formazione del personale accurata e da un programma di assistenza domiciliare di alto profilo che faccia sentire i pazienti e le famiglie assistiti e affiancati da professionisti preparati. Diventa pertanto essenziale un patto di collaborazione fra sanitari, pazienti e famiglie, e industria del settore”.
Per quanto riguarda la Dialisi Peritoneale assistita, che consiste nel provvedere al domicilio del paziente all’assistenza necessaria per il trattamento dialitico attraverso l’utilizzo di personale infermieristico o di partner addestrati, con un impegno minimo di tempo, solitamente inferiore alle due-tre ore al giorno, si assicura il trattamento dialitico peritoneale domiciliare sia con tecnica manuale che automatizzata. “Il costo della Dialisi Peritoneale assistita è sovrapponibile al costo annuo del trasporto dell’ammalato in emodialisi”, dichiara il Professor Roberto Corciulo - U.O. Nefrologia e Dialisi, Azienda Ospedaliera Consorziale - Policlinico di Bari. “Il ricorso alla Dialisi Peritoneale assistita non vanifica pertanto il vantaggio economico che la Dialisi Peritoneale presenta rispetto all’emodialisi ospedaliera oltre ai vantaggi sociali e sulla qualità di vita dei pazienti”.
Nei paesi europei il ricorso a tale forma di assistenza domiciliare varia dal 25% al 10%, con un picco in Francia in cui copre circa il 50% dei pazienti in Dialisi Peritoneale. In Italia è applicata solo in Piemonte con incentivi ai familiari o ai ‘care giver’ disponibili.
La dialisi domiciliare, quindi, consente di gestire meglio il trattamento, adattandolo alle necessità personali, di eliminare i costi e il disagio del viaggio casa-ospedale, di usare le ore diurne per le esigenze di lavoro o sociali, migliorando quindi la qualità della vita. La Dialisi Peritoneale a domicilio fa risparmiare circa il 25% rispetto alla dialisi ospedaliera, come dimostra uno studio Censis condotto nel 2007.
“Nel passato la Dialisi Peritoneale era considerata un’alternativa alla dialisi extracorporea, oggi si tende a dar risalto al concetto dell’integrazione delle tre modalità di trattamento dell’insufficienza renale (Dialisi Peritoneale, dialisi extracorporea e trapianto) nell’ambito di una strategia nella cura a lungo termine di questa patologia”, aggiunge il Professor Mariano Feriani - U.O. Nefrologia e Dialisi - Ospedale dell'Angelo di Mestre. “Nel giovane la Dialisi Peritoneale può essere considerata un ponte tra la fase non dialitica e il trapianto perché conserva la funzione renale residua, mentre nel paziente anziano consente, nel periodo del suo utilizzo, di risparmiare gli accessi vascolari, punto debole della metodica extracorporea, prolungando così la potenzialità di trattamento in questi pazienti”.
Oggi si sta diffondendo la possibilità di espandere il ruolo della Dialisi Peritoneale anche in altri contesti, oltre al trattamento dell’insufficienza renale, come ad esempio nello scompenso cardiaco cronico che non risponde alle terapie mediche. In tali pazienti, in cui vi è un’elevata mortalità, è necessario spesso ricorrere a metodiche di ultrafiltrazione extracorporea che sono complesse e possono essere effettuate soltanto in regime di ricovero.
“L’ultrafiltrazione peritoneale, effettuata dal paziente o da un suo familiare a domicilio, essendo un trattamento continuo può rappresentare il trattamento elettivo in alcuni di questi pazienti”, ricorda il Professor Vincenzo La Milia - U.O. Nefrologia e Dialisi, Ospedale A. Manzoni, Lecco - Coordinatore Gruppo di Studio di Dialisi Peritoneale – SIN. “Naturalmente tale metodica è proponibile quando si ha una stretta collaborazione fra i Nefrologi e i Cardiologi che gestiscono in prima persona questi pazienti ed è quindi compito dei Nefrologi far conoscere ai Colleghi Cardiologi la possibilità di potere utilizzare tale metodica”,



