IL LIQUIDO AMNIOTICO SVELA I SUOI SEGRETI

15 Apr 2010  
A cura di dottor Patrizio Antonazzo, ginecologo dell’Ospedale Sacco di Milano e consulente di ASM, l’Associazione per lo Studio delle Malformazioni

Durante la vita intrauterina il feto è contenuto in una cavità delimitata dalle membrane amnio coriali, che contiene un liquido chiaro e opalescente, il liquido amniotico.

Quantità e qualità diverse
Il quantitativo di liquido amniotico aumenta progressivamente nel corso della gravidanza, parallelamente alla crescita del nascituro. Infatti, il volume passa da 30 millilitri a 10 settimane di gestazione, quando l’embrione è lungo circa 3-4 centimetri, a circa 800-1.000 millilitri al termine della gravidanza, allorché il feto pesa circa 3.000-3.500 grammi. In genere dopo la quarantesima settimana di gestazione, cioè una volta superato il termine, la quantità di liquido amniotico tende a diminuire.
L’origine del liquido amniotico è diversa a seconda dell’epoca gestazionale: nelle primissime fasi di sviluppo, il liquido amniotico deriva dalla secrezione delle cellule che rivestono la cavità amniotica primitiva; successivamente, e per tutto il primo trimestre, il liquido proviene dal plasma materno e fetale attraverso un fenomeno di trasudazione; nel secondo trimestre dell’attesa esso è emesso e riassorbito attraverso la cute del nascituro, che in questa epoca è estremamente sottile e determina una composizione del liquido amniotico corrispondente a quella del plasma fetale; infine, dopo la ventesima settimana, il liquido amniotico scaturisce dalle secrezioni delle vie aeree e digestive e, soprattutto, del sistema urinario fetale. Durante quest’ultimo periodo, il suo ricambio è assicurato per gran parte dalla deglutizione del feto, mentre soltanto una quota minima viene riassorbita dalla cute del nascituro e dalle membrane amniotiche.

Protezione a tutto campo
Il liquido amniotico svolge importanti funzioni, sia per la protezione che per la corretta maturazione del bambino. Nei nove mesi di gravidanza il feto cresce “nuotando” nel liquido amniotico. La presenza di questa “piscina naturale” protegge il nascituro dai traumi esterni, perché consente una distribuzione uniforme su tutta la sua superficie corporea delle variazioni di pressione provenienti da fuori. Inoltre, il liquido amniotico assicura il mantenimento di una temperatura relativamente costante, difendendo il piccolo da eventuali perdite di calore. Nelle ultime settimane della “dolce attesa”, poi, l’esistenza di una normale quantità di liquido amniotico è un requisito fondamentale per il corretto completamento dello sviluppo dell’apparato respiratorio. Infatti, benché l’acquisizione della maturità respiratoria dipenda dalla produzione di una sostanza, il surfactante, all’interno dei polmoni fetali, i movimenti di aspirazione del liquido amniotico contribuiscono ad assicurare un adeguato incremento delle capacità inspiratorie ed espiratorie del nascituro, ormai quasi pronto alla vita extrauterina.

I pericoli dell’abbondanza
L’eccesso di liquido amniotico si definisce polidramnios. Si tratta di un’alterazione dell’equilibrio tra produzione e riassorbimento del prezioso fluido, che generalmente compare durante il terzo trimestre della gestazione. La causa in assoluto più frequente di questo problema è un’accresciuta creazione di liquido da parte del rene del feto per effetto di alterazioni metaboliche materno-fetali, come il diabete gestazionale. A questo proposito, bisogna però ricordare che il polidramnios non complica tutte le gravidanze con diabete gestazionale, ma principalmente quelle con un inadeguato controllo della glicemia materna. In quest’ottica, la determinazione della quantità di liquido amniotico costituisce un ottimo parametro di valutazione indiretta del compenso metabolico sia della futura mamma sia del piccolo. Un eccesso di produzione di liquido amniotico può avere anche origine esclusivamente nel nuovo organismo che si sta formando nel ventre materno. La causa di polidramnios riscontrata più spesso, dopo il diabete gestazionale, risiede infatti in alcune malformazioni ostruttive delle vie respiratorie e dell’apparato digerente superiore del nascituro. In queste condizioni il liquido è normalmente prodotto, ma esiste un ostacolo al suo riassorbimento in conseguenza di un intralcio alla deglutizione. Sono invece più rare alcune anomalie congenite caratterizzate dall’esposizione (cioè dall’apertura) di superfici cavitarie del feto, come il tubo neurale (spina bifida, anencefalia) o il peritoneo (ernia ombelicale): tali difetti possono provocare un’eccessiva produzione di liquido amniotico a seguito di una maggiore trasudazione di liquido plasmatico.
Indipendentemente dalla sua origine, l’eccessiva quantità di liquido amniotico determina uno sproporzionato aumento di volume dell’utero, spesso già riconoscibile ad un esame esterno. Questa distensione può creare uno stimolo meccanico, e ingenerare la comparsa di contrazioni uterine. Ovviamente la terapia, se possibile, dovrebbe essere indirizzata alla causa scatenante. Per esempio, nel caso del diabete gestazionale, il mantenimento di un adeguato profilo glicemico materno con la dieta o, eventualmente, con la terapia insulinica, può consentire un migliore controllo del metabolismo del nascituro e, conseguentemente, della produzione di liquido amniotico. In altri casi, in cui non è possibile la correzione della causa in utero (per esempio, nell’evenienza di malformazioni fetali), si adotteranno misure profilattiche farmacologiche per ridurre il rischio di parto prematuro, limitando solo a casi estremi l’aspirazione del liquido amniotico in eccesso.

Tutti i rischi del calo

La riduzione della quantità di liquido amniotico è chiamata oligoidramnios. Questa condizione patologica è dovuta perlopiù a difetti congeniti o a situazioni caratterizzate da un’alterazione funzionale del sistema renale del feto. Per esempio, nel caso di agenesia renale bilaterale (mancata formazione di entrambi i reni) la quantità di liquido sarà estremamente ridotta, data l’assenza di una produzione urinaria. Un meccanismo simile entra in gioco in caso di alterazione della funzione renale. Un’altra causa rilevante di oligoidramnios è la presenza di gravi scompensi nella funzionalità della placenta, spesso associati anche ad anomalie nella crescita del nascituro. La diminuzione di liquido amniotico ha una grande importanza in considerazione del rallentamento dello sviluppo polmonare, che può a sua volta aggravare il quadro clinico dominato dalla condizione patologica all’origine dell’oligoidramnios: una situazione che, in alcuni casi, può rendere necessaria l’anticipazione del parto.
Infine, va ricordato che, superato il termine di gravidanza, si assiste ad un calo fisiologico del quantitativo di liquido amniotico. Infatti, la determinazione della quantità di liquido amniotico come indice del benessere fetale fa parte del monitoraggio della gravidanza oltre il termine. Una riduzione eccessiva, spesso correlata al normale processo di “invecchiamento” placentare, rappresenta un’indicazione all’induzione medica del travaglio di parto, in quanto è considerata espressione di una potenziale sofferenza del nascituro.
In conclusione, il liquido amniotico costituisce la “piscina” nella quale il feto cresce e si sviluppa, ma non va dimenticata anche l’utilità del suo studio per la valutazione del suo benessere. Infatti, tramite il prelievo di alcuni millilitri di liquido amniotico è possibile avere informazioni relative al corredo cromosomico del nascituro, conferme di eventuali infezioni fetali o, nel terzo trimestre di gravidanza, notizie relative allo stato di maturazione polmonare del piccolo che sta crescendo nel ventre materno.