MALASANITA’ IN CHIRURGIA ESTETICA
|
22 Ago 2010
|
A cura di Stefania Lupi |
E’ l’ennesimo caso di malasanità in chirurgia estetica, e ogni volta che succede, sembra che non se ne sia mai parlato abbastanza.
Un caso drammatico che coinvolge una giovane donna. Questa volta è la modella brasiliana Sheyla Hershey, 30 anni, detentrice nel 2009 del record del seno più grosso del mondo, che ha rischiato di morire per un’infezione da stafilococco in seguito all’ennesimo intervento di mastoplastica (ne ha effettuati ben 30!).
Torna dunque di attualità il tema dell’importanza della sicurezza per quanto riguarda gli interventi estetici. “La prima regola da osservare nei centri che si occupano di questi interventi è la qualità organizzativa per l’incolumità del paziente. Casi come questi possono essere evitati”, spiega Roberto Gallosti, amministratore delegato del CICE, Centro Italiano di Chirurgia Estetica (www.cice.it) . “C’è ancora troppa superficialità in questo settore ed è questa la causa di incidenti come quello della modella brasiliana. L’igiene e la sicurezza vengono prima di ogni cosa e aiutano ad evitare anche gli episodi di infezioni. Quello che fa la differenza nelle strutture serie è il controllo rigoroso del paziente dall’inizio alla fine, mettendo in atto procedure e protocolli in merito alla prevenzione delle infezioni. È proprio questo procedimento nella sua globalità che garantisce una sicurezza assoluta. Le cause più frequenti di insuccesso nella chirurgia estetica dipendono infatti proprio da strutture inadeguate e non a norma. Il modello organizzativo ad hoc deve mettere disposizione un governo clinico di chirurgia estetica e un vero e proprio reparto di chirurgia che si avvale della sinergia tra gli operatori per affrontare casi difficili e interventi secondari”.
Il Centro Italiano di Chirurgia Estetica di Reggio Emilia con la sua squadra di 30 dipendenti tra cui medici chirurghi selezionati e altamente specializzati in tutte le branche della chirurgia estetica, ha effettuato 1316 interventi nell’ultimo anno e nessun caso di morte e prospetta nei prossimi tre anni l’apertura di un secondo comparto operatorio per far fronte alla richiesta di 2000 interventi l’anno.
Il CICE, inoltre, dispone di una sala di rianimazione d’urgenza per far fronte ad ogni eventuale complicazione ed è l’unico in Italia ad aver superato l’ispezione preliminare dell’Iso 9000 nell’ambito della chirurgia estetica - il sistema di gestione per la qualità pensato per tenere sotto controllo i processi aziendali indirizzandoli alla soddisfazione del clienti – in attesa di quella definitiva prevista per settembre.


