OBESITÀ INFANTILE: BIG KILLER DEL FUTURO

03 Feb 2012  
A cura di Severina Cantaroni

A lanciare l’allarme è l’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari (ALT): in Italia un bambino su tre è in sovrappeso e uno su dieci è obeso. Bimbi che soffrono anche di steatosi epatica (malattia dovuta all’accumulo di grassi nel fegato, che col tempo portano al danneggiamento irreversibile di questo organo deputato al loro smaltimento) e che, da adulti, soffriranno quasi certamente di malattie cardiovascolari.
“La prevenzione dell’obesità infantile deve iniziare fin dai neonati, favorendo il più possibile l’allattamento protratto al seno e tenendo sotto controllo l’eccessivo recupero ponderale nei primi mesi di vita e l’instaurarsi del sovrappeso e dell’obesità nei primi anni”, afferma Alessandro Sartorio, primario Endocrinologo dell’Istituto Auxologico Italiano, IRCCS Milano.
È ormai dimostrato, infatti, che quasi la metà dei bambini obesi si manterranno tali anche da adulti e che gli adolescenti obesi presentano una prevalenza elevata della cosiddetta sindrome metabolica, caratterizzata da diabete ipertensione e obesità. Una sindrome strettamente connessa al tipo di alimentazione e con tutte le conseguenze che ne derivano nell’età adulta.
“L’obesità e l’arteriosclerosi sono collegati: gli ultimi dati americani ci dicono che nel biennio 2009-2010, il 9,7% dei nuovi nati-lattanti e fino a 2 anni di età era obeso, e che l’obesità è presente nel 16,9% dei bambini fra i 2 anni e i 9 anni. Purtroppo stiamo andando nella stessa direzione anche in Italia. L’aterosclerosi è una malattia progressiva che comporta l’accumulo di placche ricche di grassi e di infiammazione sulle pareti delle arterie, che a loro volta provocano la formazione di trombi, i quali restringono e occludono le arterie riducendo il passaggio del sangue e l’apporto di ossigeno e di nutrimento agli organi, causando infarto, ictus cerebrale, trombosi delle arterie e delle vene”, sottolinea Francesco Saverio Dioguardi, professore di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Milano. “È un processo che inizia nell’infanzia e progredisce con l’età: depositi di grasso sulla parete delle arterie sono già presenti nei bambini sovrappeso: a 15 anni l’aorta dei bambini obesi presenta placche aterosclerotiche e le arterie coronarie sono già malate. Queste lesioni aumentano e si estendono con il progredire dell’età. E, col tempo, tendono a causare la formazione di trombi che ostacolano del tutto il passaggio del sangue e provocano infarto e ictus quando saranno diventati giovani adulti”.

Un binomio letale, quello tra chili di troppo e trombosi
Un problema enfatizzato anche dal Report pubblicato da EHN - European Heart Network, che riunisce 34 associazioni e fondazioni di 26 Paesi Europei, tra le quali ALT in rappresentanza dell’Italia. Il report, basato su dati epidemiologici e scientifici, illustra in modo dettagliato i benefici che un corretto stile di vita, fondato soprattutto su un’alimentazione sana e una regolare attività fisica, porta alle varie fasce di popolazione, bambini e donne per primi.
“Molti paesi europei, Italia inclusa, sono lontani dal raggiungimento di risultati soddisfacenti nel campo dell’alimentazione e dell’attività fisica”, spiega Lidia Rota Vender, presidente di ALT. “Troppi cittadini europei, specialmente i giovani, assumono troppe calorie da grassi, zuccheri e cibi conservati e processati, facendo pochissima attività fisica. Un’accoppiata fatale, perché sette degli otto fattori di rischio per le malattie cardiovascolari sono collegati proprio a scelte sbagliate nell’alimentazione e all’inattività fisica. Sono il fumo, l’ipertensione, l’obesità, il colesterolo alto, la glicemia elevata, l’insufficiente consumo di frutta e verdura e la sedentarietà”.

Cosa fare, allora?
Secondo gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, modificando queste abitudini è possibile incrementare l’aspettativa di vita di circa 5 anni. Per questo EHN ha proposto obiettivi a breve e a lungo termine, che ogni Stato membro dell’Unione Europea dovrà raggiungere per prevenire l’epidemia di malattie cardiovascolari, che restano la principale causa di morte e di grave invalidità nel vecchio continente, nonostante i progressi scientifici fatti nel campo della diagnosi e del trattamento delle malattie cardiovascolari da Trombosi.
La Trombosi è causa di infarto, ictus, embolia: colpisce le arterie e le vene in tutti gli organi. In Italia ogni anno 200mila persone muoiono per malattie da Trombosi, e altrettante restano fortemente invalide, con costi sociali altissimi, stimati a livello europeo in 110 miliardi di euro di cure mediche e 82 miliardi di perdita di produttività ogni anno.
“Gli obiettivi proposti da EHN stabiliscono la soglia minima e massima di alimenti da assumere durante la giornata e i minuti da dedicare ogni giorno all’esercizio fisico”, spiega la presidente di ALT. “Sono traguardi ambiziosi, che se raggiunti porteranno a un miglioramento significativo dello stato di salute dei cittadini europei, con una netta riduzione dei costi sanitari e assistenziali e una qualità di vita migliore. Per raggiungere questo traguardo, tuttavia, è fondamentale che tutti gli Stati membri adottino una serie di provvedimenti anche legislativi che portino tutti gli attori coinvolti, dai produttori di alimenti agli insegnanti, dai comunicatori ai datori di lavoro, alle Istituzioni, a facilitare il cambiamento”.

Qualche esempio concreto

Per fornire esempi concreti, EHN raccomanda alle Aziende la revisione della formulazione dei prodotti alimentari per ridurre il contenuto di sale, grassi e zuccheri, alle Istituzioni l’emanazione di leggi che impongano l’eliminazione dei grassi dannosi dai prodotti industriali, la facilitazione dell’attività fisica nelle scuole e nei luoghi di lavoro e l’imposizione di misure che consentano di avere a disposizione piatti sani anche quando si mangia fuori casa, al lavoro e in tutti i luoghi istituzionali, come le scuole e gli uffici pubblici.

Prevenzione e capacità di diagnosi
“Insieme alla prevenzione, è fondamentale anche la capacità di fare diagnosi di malattia da trombosi anche quando questa è meno probabile, come nei bambini e addirittura nei neonati, che spesso presentano fattori ereditari che li predispongono a eventi cardiovascolari anche in età molto precoce, perché il loro sangue tende a coagulare più del normale”, aggiunge Paolo Simioni, professore di Medicina Interna all’Università di Padova.
Dunque, occorre tenere sempre in dovuto conto il rischio e considerare la diagnosi come possibile. In questo modo le malattie da Trombosi possono essere sospettate, diagnosticate e curate con farmaci anche nei pazienti più piccoli, che non sono mini adulti ma hanno un assetto della coagulazione del sangue e metabolico molto peculiare.

Il Registro Italiano per la Trombosi Infantile

Ideato e avviato in collaborazione con ALT, è lo strumento che consente di collegare in rete i medici del pronto soccorso, i pediatri, i neurologi infantili e i medici di famiglia che si trovano nella necessità di dover fare diagnosi e curare un piccolo paziente e di imparare l’uno dall’esperienza dell’altro, per arrivare all’obiettivo di salvare la loro vita e permettere loro di diventare adulti sani, e poi di guidarli a scegliere uno stile di vita sano che li metta al riparo da possibili recidive.
Da qui l’importanza di poter reperire informazioni corrette per contribuire in maniera concreta all’educazione dei più giovani e della popolazione in generale all’adozione di stili di vita amici del cuore. “Quando parliamo ai nostri pazienti di trombosi il loro pensiero corre immediatamente alle tromboflebiti degli arti inferiori”, spiega Sergio Coccheri, professore Ordinario di Malattie Cardiovascolari all’Università di Bologna e Vicepresidente di ALT. “La disinformazione è tale che la maggior parte del pubblico non sa che il termine trombosi ha un significato ben più vasto. La trombosi è la formazione di un coagulo di sangue (trombo) in qualsiasi vaso sanguigno: vena, arteria, o vaso capillare. L’occlusione trombotica di un vaso rappresenta il meccanismo più importante di gran parte delle malattie cardiovascolari. In altre parole, la trombosi delle coronarie è la causa principale degli infarti cardiaci, quella della carotide è causa di oltre l’80% degli ictus cerebrali, la trombosi venosa nelle gambe ha come sua conseguenza peggiore l’embolia polmonare”.

Le iniziative per proteggere la salute dei bambini
L’European Heart Network sostiene la necessità di regolamentare la pubblicità rivolta ai bambini e di organizzare diffuse campagne di sensibilizzazione attraverso i media per aumentare il consumo di alimenti sani e incentivare l’attività fisica.
Tra le iniziative strategiche c’è anche l’organizzazione di eventi collettivi, in grado di coinvolgere larghe fasce di popolazione, le istituzioni e le aziende. Questo si propone la Prima Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi, in programma il 18 aprile di quest’anno. Organizzata da ALT con il patrocinio del Ministero della Salute, la Giornata si ripeterà ogni terzo mercoledì del mese di aprile di ogni anno. L’Italia diventa così il primo Paese al mondo a dedicare una giornata al tema della prevenzione, della cura e della ricerca nel campo delle malattie da trombosi.
“L’attenzione sui meccanismi che provocano trombosi non deve mai venire meno, anche nel campo della ricerca”, conclude Zaverio Ruggeri, ricercatore allo Scripps Research Institute di La Jolla, California. “In questi anni sono stati fatti notevoli passi avanti ed è merito dei progressi scientifici se oggi molte persone sopravvivono a un grave evento trombotico. È importante continuare a impegnarsi per capire nel dettaglio i complessi meccanismi che trasformano un meccanismo di difesa dell’organismo, come la formazione di un coagulo di sangue, in un’aggressione all’organismo stesso. I meccanismi della coagulazione del sangue intervengono non solo per fermare una emorragia, ma anche per difendere l’organismo dall’attacco dei microbi e nella ricostruzione del tessuto danneggiato. Ma a volte i coaguli si trasformano in causa di malattia quando, ostacolando il flusso del sangue, provocano la morte delle cellule che avrebbero dovuto difendere. Abbiamo imparato molto ma non ancora tutto, sui meccanismi della coagulazione del sangue e della formazione dei trombi: solo progredendo con la ricerca saremo in grado di capire perché alcuni farmaci antitrombotici, che sono efficaci in molti, non lo sono in tutti i pazienti, e stimoleremo le aziende a produrre farmaci ancora più efficaci nel proteggere da nuovi eventi coloro che una malattia da trombosi l’hanno già subita.”