QUALI ANTIBIOTICI NELL’ATTESA?

03 Feb 2012  
A cura di dott.sse Cinzia L. Paolini e Paola Fenili, ginecologhe e consulenti di ASM, l’Associazione per lo Studio delle Malformazioni

Il termine “antibiotico” deriva dal greco”anti bios”, e indica una sostanza in grado di eliminare alcune forme di vita capaci di produrre malattie: i batteri. Esistono diverse categorie di antibiotici, ciascuna con caratteristiche proprie e in grado di combattere microrganismi diversi.

Un uso ponderato

Il primo elemento da tenere sempre ben presente è l’azione di questi farmaci: agiscono contro i batteri e non contro i virus, ragione per cui il loro impiego è assolutamente inutile, per esempio, nella terapia dell’influenza che non presenti complicanze ben precise. E’ quindi indispensabile che la loro somministrazione avvenga sempre dietro prescrizione del medico. Un uso indiscriminato degli antibiotici può infatti favorire quel fenomeno noto come “antibiotico-resistenza”, cioè lo sviluppo, da parte dei batteri, di meccanismi in grado di annullare gli effetti del farmaco, rendendolo assolutamente inoffensivo e incapace di debellare l’infezione, con ripercussioni anche molto gravi. Inoltre è importante che la terapia venga assunta secondo le dosi e i tempi consigliati dal medico curante: nel caso di una gestante, per esempio, l’aumento di peso legato all’attesa del bambino richiede spesso che la dose di antibiotico sia aumentata per essere efficace, e non diminuita arbitrariamente.

Scelte sicure per il feto
Le patologie che richiedono un trattamento antibiotico in gravidanza possono essere svariate. Soprattutto in inverno, sono in agguato le infezioni a carico delle vie respiratorie: anche in questa situazione è determinante distinguere tra cause virali e batteriche. Solo in quest’ultimo caso è possibile iniziare una terapia con antibiotici, che deve essere mirata contro l’agente più probabile. Gli antibiotici di prima scelta, in assenza di un esame che indichi il patogeno responsabile della malattia, sono le penicilline e le cefalosporine, un gruppo di antibiotici noti come beta-lattamici per la loro struttura chimica. Tra le penicilline i farmaci più utilizzati sono l’ampicillina e l’amoxicillina, considerati antibiotici d’elezione quando si aspetta un bambino: sono efficaci su un ampio numero di batteri e non sono riportati effetti collaterali sul feto. Uno dei problemi principali legati alla somministrazione di questo gruppo di medicinali è la presenza di reazioni allergiche, i cui sintomi possono variare da un eritema cutaneo a uno shock anafilattico vero e proprio (evento comunque assai raro): nel caso in cui una di queste reazioni si sia verificata in precedenza durante la loro assunzione è fondamentale segnalarlo sempre al medico, che valuterà la possibilità di scegliere un altro farmaco, in primis i macrolidi (claritromicina ed eritromicina), il cui utilizzo è ritenuto sicuro nei nove mesi.
Da non sottovalutare sono le infezioni a carico dei denti: durante la gestazione non esistono controindicazioni ai trattamenti odontoiatrici, anzi è importante curare eventuali patologie infettive come le parodontiti. Infatti alcuni studi hanno evidenziato che la loro presenza, causata da diversi germi presenti nel cavo orale, aumenta il rischio di parto prematuro: bisogna dunque seguire la terapia antibiotica prescritta dal medico curante o dal dentista per tutelare la salute della futura mamma e quella del piccolo che nascerà.

Cistiti e vaginiti da curare
Ma le prime per frequenza, fra tutte le infezioni, sono quelle delle vie urinarie. Infatti l’organismo materno, durante l’attesa di un figlio, subisce una serie di modificazioni che favoriscono la permanenza di batteri nella vescica, con un quadro caratterizzato da bruciore e urgenza alla minzione, nonché possibile presenza di sangue e di sostanze dall’odore sgradevole nelle urine. In questo caso l’esame di prima scelta da effettuare è l’urinocoltura con l’esecuzione dell’antibiogramma, cioè un test in grado di individuare il germe responsabile dell’infezione e l’antibiotico migliore per sconfiggerlo, che sarà poi prescritto alla paziente.
Un’altra condizione che può provocare disturbi alle donne in gravidanza è rappresentata dalle infezioni vaginali causate da diversi batteri tra cui gli streptococchi, gli stafilococchi, gli enterococchi e altri ancora. Alcuni di questi germi sono dei normali costituenti della flora batterica vaginale, ma in condizioni particolari (stress, malattie intercorrenti o croniche) possono proliferare fino a provocare un quadro sintomatologico caratterizzato da bruciore, prurito e perdite vaginali. La presenza di questa situazione costituisce un fattore di rischio per la rottura prematura delle membrane e per il parto prematuro, motivo per cui è importante identificare e trattare le vaginiti. Lo strumento diagnostico principale nel caso in cui si sospetti un’infezione di questo tipo è l’esecuzione di tamponi vaginali completi, capaci di identificare i patogeni responsabili. Ma l’esperienza clinica del ginecologo può essere sufficiente a capire di quale tipo di infezione si tratti e come curarla. Una volta isolato il germe, è importante iniziare un trattamento antibiotico appropriato: nel caso si tratti di Ureaplasma Urealyticum e di Clamydia Trachomatis, il gruppo da utilizzare è quello dei macrolidi, mentre se siamo di fronte a Enterococco o Streptococco si usano le penicilline.
Un discorso un po’ particolare è costituito dall’infezione vaginale da Streptococco Agalactiae, che viene ricercato verso la 35a-36a settimana di gestazione con un tampone vagino-rettale. Questo batterio si riscontra nella flora vaginale e/o rettale di circa il 5-40% delle donne e rappresenta una condizione innocua per la madre, ma può provocare una grave infezione neonatale qualora il feto venga contagiato durante il passaggio nel canale del parto. Per questo motivo, quando la futura mamma si presenta in travaglio è necessario iniziare una terapia antibiotica con ampicillina per via endovenosa, in modo da proteggere il nascituro da una possibile infezione.

Categorie controindicate
A disposizione dei medici esistono poi altre categorie di antibiotici, il cui uso non è però raccomandato a chi aspetta un bambino: primi fra tutti gli aminoglicosidi. Infatti, pur essendo molto efficaci nella terapia di alcune infezioni, questi preparati sono in grado di indurre danni all’apparato oto-vestibolare e renale del nascituro e non vanno utilizzati, nei nove mesi, per lunghi periodi e ad alte dosi: possono essere somministrati solo in ambiente ospedaliero nel trattamento di specifiche infezioni. Per quanto riguarda un’altra famiglia di antibiotici, le tetracicline, il loro uso è sconsigliato dopo il terzo mese di gravidanza perché determinano la comparsa di una colorazione giallastra-marrone dei denti e di alterazioni nella cartilagine del nascituro. Invece l’uso dei fluorochinolonici (ciprofloxacina), a causa di una possibile associazione con danni alle cartilagini articolari del feto, non è strettamente raccomandato, ma la loro somministrazione è possibile nel corso della gestazione su indicazione del medico. Un chinolonico valido per le infezioni delle vie urinarie durante la dolce attesa è sicuramente la fosfomicina, maneggevole ed efficace, che spesso viene utilizzata come farmaco di prima scelta.
In questa breve panoramica abbiamo voluto sottolineare le relazioni tra antibiotici, infezioni e gravidanza, ed il ruolo fondamentale rivestito da questi medicinali per la salvaguardia della nostra salute. Ricordiamoci sempre di usarli nelle situazioni di necessità, seguendo le indicazioni del medico curante.