QUANDO L’INFERTILITA’ E’ MASCHILE
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21 Lug 2009
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A cura di Severina Cantaroni |
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa l’8-10% delle coppie in età fertile soffra di problemi di infertilità. In Italia, questo problema interessa circa il 10% della popolazione maschile e, sebbene aumenti sempre più la consapevolezza del ruolo del maschio nelle difficoltà legate al concepimento, la quasi totalità (90%) non fa prevenzione. E’ un dato allarmante, soprattutto se si considera che nel 60% dei casi, l’infertilità maschile ha origine da patologie che, attraverso una corretta consulenza dell’Andrologo, si potrebbero prevenire o curare.
Un secondo dato preoccupante è che ben il 50% degli uomini italiani non si sottopone a visita andrologica, nemmeno a seguito di una diagnosi di infertilità.
Ma i problemi che portano ad alterazioni riproduttive possono sorgere fin dall’infanzia. Si stima, infatti, che il 50% dei giovanissimi soffra già di affezioni genitali.
Un tempo, durante la visita di leva, si scopriva che il 10-20% dei ragazzi soffriva di varicocele. Resta il fatto che oggi, intorno ai 18 anni, 1 ragazzo su 2 è a rischio infertilità.
Fattori di rischio
Quelli fisiologici: traumi testicolari, criptorchidismo, farmaci, trattamenti chirurgici, infezioni urinarie, malattie trasmesse sessualmente, varicocele, disordini endocrini, insufficienza ormonale. A questi bisogna però affiancare anche lo stress, i fattori ambientali (inquinamento) e uno stile di vita non adeguato (eccesso di alcol, di fumo, droghe, doping).
Una cosa è certa, negli ultimi 50 anni il numero degli spermatozoi nell’eiaculato si è ridotto di circa il 50%. Si è visto che i fattori ambientali, come l’esposizione a pesticidi, aumentano di 8 volte il rischio di infertilità, l’uso di antibiotici di 15 volte, la parotite di 3, una ridotta assunzione di frutta di 2/3 volte.
Anche lo stile di vita influisce negativamente sulla fertilità: l’utilizzo di indumenti aderenti o termicamente poco disperdenti, il fumo, l’esposizione a microonde o a materiale radioattivo, i microtraumi ripetuti che subiscono i conducenti di veicoli, sono tutti fattori che contribuiscono ad aggravare la scarsa produzione di spermatozoi. Anche nelle abitudini più comuni possono nascondersi dei rischi: l’uso del telefono cellulare nella tasca dei pantaloni, infatti, può ridurre la motilità degli spermatozoi del 20%.
Diagnosi e terapia
Per un primo inquadramento dell’infertilità maschile è obbligatorio effettuare almeno due valutazioni del liquido seminale: la valutazione delle caratteristiche degli spermatozoi e del plasma seminale.
Ad oggi, il principale strumento diagnostico è rappresentato dall’interpretazione dei parametri che emergono con l’esame del liquido seminale. Il solo dosaggio degli ormoni coinvolti nella spermatogenesi (ormoni ipofisari e gonadici), però, non sempre chiarisce l’origine della patologia e a volte non è sufficiente per poter individuare la terapia più adeguata. Per una diagnosi completa è, infatti, opportuno un approfondimento con analisi più specifiche che chiariscano l’efficienza biologica degli ormoni circolanti e l’eventuale presenza di polimorfismi che riducono il potere biologico dell’ormone e del suo recettore
L’obiettivo del trattamento ormonale dell’infertilità maschile è quello di migliorare la qualità del seme del paziente e/o di fare il miglior uso possibile dei suoi spermatozoi nelle tecniche di procreazione assistita. Il trattamento può determinare un aumento di probabilità di concepimento naturale. Può inoltre migliorare la probabilità di successo delle tecniche di fecondazione assistita o consentire di utilizzare tecniche meno aggressive, come l’inseminazione artificiale intrauterina.
Si stima che un terzo degli uomini infertili, una volta sottoposto alle adeguate cure, riesce ad avere una paternità naturale. Per gli altri, aumentano le possibilità di successo della fecondazione assistita.


