SENSIBILITA’ DENTINALE: UN DISTURBO DIFFUSO E SOTTOVALUTATO

06 Set 2010  
A cura di Stefania Lupi

Secondo un’indagine condotta da Sinottica nel 2009, soffrono di sensibilità dentinale 2.9 milioni di italiani (ovvero circa il 5%) di cui 1.4 milioni almeno 3/4 volte l’anno. Un dato interessante, se si considera che, secondo la stessa indagine, utilizzano prodotti specifici per denti sensibili circa 9 milioni di italiani.
Spesso, tra l'altro, chi soffre di questo problema non adotta quei comportamenti che evitano di esporre il dente al dolore (come il contatto con cibi freddi, caldi, zuccherati) e nei casi peggiori provoca anche dannose conseguenze.
La sensibilità dentinale, dunque, assume le caratteristiche di un vero e proprio disagio che va affrontato nel modo migliore. “La sensibilità dentinale si sviluppa perché la “dentina”, porzione del dente situata fra lo smalto (la parte più esterna) e la polpa o nervo è esposta a tutti gli stimoli esterni: termici, meccanici o chimici”, spiega il Dottor Claudio Pagliani, Medico Odontoiatra. “Colpisce per lo più i canini e i primi premolari permanenti, con particolare interessamento della regione vestibolo-cervicale. Il dolore può variare sia per frequenza sia per intensità e non tutte le superfici dentinali esposte sono sensibili agli stimoli, così come anche le regioni ipersensibili non sono tutte uguali e variano per suscettibilità ai differenti stimoli”.
Il fenomeno, inoltre, è destinato ad aumentare per vari motivi: l’aspettativa di vita maggiore (e quindi una dentatura naturale mantenuta più a lungo nel tempo rispetto al passato), l’erosione dello smalto dovuta agli stili di vita e per l’intensificazione delle attività di igiene orale e i trattamenti di carattere estetico domiciliari e professionali (azioni sbiancanti più o meno profonde, pulizie ed ablazioni del tartaro). In quest’ultimo caso, però, la sensibilità è un sintomo transitorio che si può evitare attraverso l’utilizzo di sostanze specifiche che contrastano il dolore in maniera meccanica o chimica.

Le cause
“Le principali cause dell’esposizione della dentina”, continua Pagliani, “possono essere la perdita di smalto (erosione), che può avvenire per demineralizzazione, per erosione data dal consumo di sostanze acide, per abrasioni da spazzolamento, per abitudini viziate (mangiare le unghie o morsicare le penne), per mal occlusioni, per frattura dello smalto e, naturalmente, per il fisiologico consumo dovuto all’avanzare del tempo; la recessione gengivale dovuta ad eccessivo o scorretto spazzolamento, malattie parodontali, traumi particolari, presenza di protesi fisse incongrue o mobili inadeguate (ganci di scheletrati); le anomalie di sviluppo del dente (solo nella minoranza dei casi); l’assenza della giunzione smalto cemento e l’ avanzare dell’età”.

Sintomi e stimoli
I sintomi caratteristici sono un dolore di breve durata, che solitamente scompare dopo l’allontanamento dello stimolo. E che, tra l'altro, è la principale causa di “non cura” del sintomo.
Tra i maggiori stimoli al dolore ci sono quelli chimici (acidi presenti in cibi e bevande particolari quali agrumi, condimenti, vino, yogurt, bevande gassate, ecc.), quelli termici (alimenti caldi/freddi, aria inspirata, prove termiche di vitalità del dente eseguite durante sedute odontoiatriche), quelli meccanici (spazzolino, filo interdentale, strumenti parodontali, curettes, scaler, sonda, ecc.), quelli causati da apparecchi ortodontici, fino ai trattamenti professionali, se non correttamente monitorati (lucidatura, sbiancamento, ecc.).
Spesso, inoltre, chi soffre di ipersensibilità dentinale si trova intrappolato in un circolo vizioso: il disagio può risultare così elevato da scoraggiare lo spazzolamento poiché doloroso, peggiorando quindi la qualità dell’igiene; la placca non viene più rimossa e le gengive si infiammano ulteriormente, con un possibile aumento della recessione gengivale e del dolore. Se invece è la masticazione ad essere condizionata dalla sensibilità, gli effetti potrebbero essere anche più gravi come: cattiva digestione, rigurgito e alitosi, fino ai problemi posturali con algie anche alla colonna vertebrale e, infine, dolori al capo.
“Misurare l’erosione dello smalto non è possibile”, aggiunge Pagliani. “Tuttavia, è sempre consigliabile effettuare visite periodiche dal dentista che può dare i giusti consigli per prevenire il problema.”.
Un aiuto in questo senso lo forniscono dentifrici contenenti sostanze specifiche. La “risposta” più nuova è un prodotto ad azione prolungata che grazie al principio di base, lo stronzio acetato, in soli 60 secondi blocca il dolore dei denti sensibili e la presenza di fluoro svolge un’azione completa sulla prevenzione della carie.
“La vera innovazione è la rapidità d’azione”, conclude Pagliani, “e tutto dipende dalla composizione: qui vi è la presenza dello stronzio acetato unito al fluoro. Questa combinazione, non solo consente in un fiato di risolvere il dolore, ma allo stesso tempo di prevenire la carie dentale. Oggi, quindi, con un unico prodotto si riesce a bloccare il dolore in un tempo brevissimo”.