SINDROME DELLA CULLA VUOTA, UN PROBLEMA PER TANTE DONNE
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25 Lug 2010
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A cura di Stefania Lupi |
Nonostante l’età rappresenti il primo fattore limitante per una gravidanza, è in crescita l’età media delle donne che si rivolgono ai centri di procreazione assistita alla ricerca di un figlio.
Lo rivelano i dati forniti da ProCrea (www.procrea.ch), centro svizzero di riferimento a livello internazionale, che parlano di un aumento di 12 mesi negli ultimi quattro anni.
“L’età media delle donne che si rivolgono al nostro centro era di 36,39 nel 2006 ed è stata di 37,31 l’anno scorso”, ricorda Michael Jemec, medico specialista in medicina della riproduzione e tra i fondatori di ProCrea insieme a Thierry Suter. “Un dato preoccupante, perché è proprio l’età della donna uno dei principali fattori in grado di diminuire le possibilità di gravidanza”.
Più passano gli anni, infatti, più si riducono le percentuali di successo dei trattamenti di medicina della riproduzione. Guardando ai dati di ProCrea, dal 2007 a oggi, si passa da una percentuale che supera il 50% nelle donne con meno di 30 anni, al 17% per la fascia tra i 40 ed i 42 anni. I passaggi intermedi oscillano dal 44% di successo tra i 31 e i 34 anni, al 39% a 35 e 36 anni fino al 28% dai 37 ai 39 anni. Oltre i 43 anni, la media di successo è decisamente bassa: 4%.
Complessivamente ProCrea ha una media di successo che supera il 33%, grazie anche alla diagnosi genetica che viene effettuata all’interno del Centro e alla scelta di percorsi personalizzati per ciascuna coppia. E, tra le oltre 1.400 coppie che si sono affidate a ProCrea nel 2009, la quota maggiore arriva dall’Italia. Come ha precisato Jemec: “Più dell’80% delle coppie che si rivolgono a noi arrivano da oltre confine. In tre casi su quattro, le richieste che ci vengono sottoposte riguardano trattamenti ammessi anche in Italia”.
Non si tratta, quindi, di un modo per “aggirare” la legge.
“Abbiamo aumentato la nostra attività incrementando ogni anno del 20% le coppie trattate dal 2005 a oggi”, continua Jemec. “Di conseguenza sono aumentati anche i cicli che sono stati fatti: nel 2009 hanno sfiorato i 2.100 superando ampiamente i 1.800 trattamenti del 2008”.
“I problemi di fertilità non devono essere sottovalutati”, ricorda lo specialista. “Secondo l’Oms interessano circa una coppia ogni cinque e ciascun caso è a sé stante: le cause vengono suddivise in parti uguali tra uomo, donna e coppia, al 30%; con un 10% in cui la causa non può essere spiegata”.
Ma quando è il caso di iniziare a preoccuparsi se il bimbo non arriva?
“Non appena passano i due anni di rapporti liberi non protetti senza gravidanza, ovvero il periodo indicato dall’Oms per definire una coppia infertile”, risponde Jemec. “E l’età della donna è una variabile che incide pesantemente sulle possibilità di successo in un trattamento di procreazione medico assistita”.


