TUMORI NEUROENDOCRINI: LE NUOVE STRATEGIE TERAPEUTICHE

22 Mag 2010  
A cura di Stefania Lupi

Sono rari e se ne parla poco, ma sono particolarmente aggressivi e in continuo aumento. Negli ultimi 10 anni, infatti, la loro incidenza è cresciuta del 2%.
I tumori neuroendocrini, la cui causa è ancora sconosciuta, colpiscono ogni anno in Italia oltre 1200 persone, in prevalenza uomini, tra i 50 e i 60 anni. Sono più frequenti nel tratto gastroenteropancreatico (circa il 70% dei casi segnalati) e presentano spesso caratteristiche tali da renderne difficile la diagnosi: i sintomi più comuni sono un arrossamento diffuso e crampi addominali, spesso accompagnati da diarrea. E alcuni di questi tumori sono del tutto asintomatici.

Il centro di riferimento, in Italia,
per la cura e il trattamento di questa patologia, si chiama Ce.Ri.Ca. (Centro di Riferimento per lo Studio e la Cura dei Carcinoidi e dei Tumori Neuroendocrini) e ha sede presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano, dove ogni anno si recano oltre 450 pazienti di cui 100 alla prima diagnosi, il 50% dei quali viene da altre Regioni.
“Il centro è attivo dal 2006 – spiega il prof. Emilio Bajetta, Direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’INT, “ma la nostra esperienza nel trattamento di questo tipo di patologie è ventennale. Per una corretta diagnosi è indispensabile un approccio multidisciplinare ‘a tutto campo’. È ancora molto difficile, infatti, riconoscere un malato con tumore neuroendocrino e la non individuazione è spesso determinata, all’esordio, dall’assenza di adeguate strutture di anatomia patologica”
“La grande sfida per questi pazienti” continua il prof. Bajetta “è rappresentata dai nuovi trattamenti, perché trattandosi di una patologia rara non è possibile condurre studi che coinvolgano molti casi.

Oggi sono disponibili strategie terapeutiche che permettono, se gestite in maniera adeguata e con un approccio integrato, di assicurare al malato una lunga sopravvivenza con una buona qualità della vita. In particolare, octreotide LAR (formulazione a rilascio ritardato), un analogo della somatostatina, ha dimostrato di essere efficace nei carcinomi neuroendocrini ben differenziati. Questa molecola ha la capacità di controllare la crescita tumorale e di moderare i sintomi: rossore ed edema del viso, diarrea e dolori addominali, ipo o ipertensione, difficoltà respiratorie”.
Lo studio clinico PROMID, che ha coinvolto 85 pazienti con tumore neuroendocrino ben differenziato, localmente avanzato o metastatico, ha evidenziato i benefici della molecola: i pazienti trattati con octreotide LAR hanno mostrato una riduzione del 66% del rischio di progressione della malattia rispetto ai pazienti trattati con placebo.
“I tumori neuroendocrini – conclude il prof. Bajetta - possono rimanere silenti per anni, crescono lentamente e spesso divengono metastatici prima di diventare sintomatici. I sintomi stessi possono facilmente venire mal interpretati. Una corretta identificazione richiede un approccio integrato che unisca le competenze dell’anatomo-patologo, del radiologo, del medico nucleare, dell’endoscopista, dell’oncologo, del chirurgo, dell’endocrinologo e del gastroenterologo”.
All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si è creato un team che garantisce la presenza di tutte queste figure professionali, ai massimi livelli internazionali. Un’équipe che, per numero di pazienti trattati e produzione scientifica, non ha eguali nel nostro Paese.