TAGLIA 38

Quando la taglia conta più della vita può accadere che l’appuntamento quotidiano diventi quello con la tazza del water. E’ successo anche a Stefania Longo: per riuscire a entrare nella famigerata “taglia 38” ha vomitato, giorno dopo giorno, pasto dopo pasto, cibo e anima per oltre quindici anni. Finché, un bel giorno, scatta qualcosa e inizia la risalita verso la vita.

Rompere il silenzio non è stato facile. Stefania Longo - 39 anni di Oderzo, laureata in storia contemporanea e attualmente impiegata in un’azienda metalmeccanica - l’ha fatto per la prima volta nell’aprile del 2009, quando le parole hanno cominciato a scorrere nel fiume di un blog: “Vomito dunque sono”. Il successo di quel blog, frequentatissimo, l’ha convinta che poteva fare di più.
Nasce così il primo capitolo di Taglia 38 - bulimia, amore, rabbia”: diario di una malattia dell’anima - la bulimia - dove convivono delirio e onnipotenza. Dove tutti i giorni, dopo l’atroce rito dell’abbuffata, Stefania Longo ha divorato e vomitato solo e soltanto stessa.

Per l’autrice di Taglia 38, il countdown delle calorie è cominciato relativamente tardi, a 23 anni. Ma essere una taglia 38 prescinde dall’età.
E così, boccone dopo boccone, l’“orgia alimentare” si manifesta come estremo tentativo di colmare un abissale vuoto interiore. La comunicazione con il mondo viene gradualmente sospesa: il cibo diviene così l’unico referente: non tradisce, non giudica, non abbandona mai… Il guaio è che si continua a riempire il corpo, non l’anima. Da qui, il bisogno di vomitare finalizzato a ristabilire il vuoto originario: il cibo divorato viene considerato “altro da sé” e, dunque, va eliminato per liberarsi di “ciò che non sono io”. Ma anche di ciò che sono: insieme al cibo, infatti, ci si libera anche di se stessi… La bulimia, insomma, punta alla dimensione del “non esserci”: da una parte annichilendo il corpo che sconta, sul piano fisico, l’alternanza fatale di mangiare e vomitare, dall’altra lacerando i nervi dell’anima tra fame d’amore e disperato senso di inadeguatezza e disagio.

Oggi, Stefania Longo è quasi certa di essere finalmente uscita da quella dimensione sospesa tra il digiuno e l’abbuffata. Quasi. “Le modelle di Vogue – confessa - continuano ad essere la mia ossessione: magrissime e bellissime… Lo so è assurdo ma, ancora oggi, non riesco a fare ameno di guardarle e dire: Perché io non sono così? A 23 anno ho iniziato una dieta perché non mi piacevo: ero magra, ma mai abbastanza…Ho perso subito 6 chili… Ma non bastava. Poi qualcuno mi ha parlato del vomito. E così ho iniziato. Sono arrivata a vomitare ogni giorno, anche più volte. Quasi subito ho capito che mi dovevo far aiutare, ma non era facile. La medicina a me non è servita a nulla. Mi svegliavo alla mattina e la prima cosa che pensavo è che volevo invecchiare il più in fretta possibile per non dovermi più confrontare con il peso di essere bella e magra…”.

Più della medicina, delle sedute dallo psicologo e dei ricoveri forzati, sono state le parole a guarire Stefania Longo:”Ho iniziato a scrivere un blog dove raccontavo le mie giornate con la bulimia: sono arrivati tantissimi commenti. Un giorno una ragazza mi ha scritto di essere guarita grazie al mio blog”.
Ed è successo qualcosa: Stefania Longo - come scrive Silvana Mazzocchi nella prefazione - ha cominciato a “lottare contro la deriva della propria identità . Non è nè facile né garantito, ma almeno è possibile. Comprendo che sono io il mio disturbo alimentare …e ne sono già un pezzo fuori”.


Stefania Longo
Taglia 38
Bulimia, amore e rabbia
Edizioni MEMORI
14,00 euro